Vogliamo parlare di un mostro sacro?!
Diciamo solo che per un certo periodo in Inghilterra, incontrando qualcuno, si dovevano prima controllare i colori della sua cravatta e solo dopo stringergli la mano.
Si, parliamo di regimental.
Gli esuberanti giovani tifosi del boat club dell’Exeter college, nell’entusiasmo di una regata, trasformarono il nastro del cappello con i colori della loro squadra in una cravatta, dando vita ad un fenomeno talmente irresistibile da coinvolgere la società vittoriana e i relativi club, esercito britannico compreso. È la fine del XIX secolo e le school ties diventano regimental, imprescindibili dall’uniforme militare: il cui colore è unito a quello di altri riferimenti tradizionali del singolo reggimento, declinati in una precisa schematizzazione di dimensioni e alternanza delle righe. Questo tipo di cravatta diventa un vero simbolo di appartenenza da indossare con orgoglio e la teoria le vorrebbe indossate solo da chi ne avesse legittimamente titolo, soprattutto sul suolo britannico.
Nel 1919, però, il Principe di Galles indossa, per una visita ufficiale negli Stati Uniti, una cravatta regimental Dull red & navy dei Grenadier Guards: la foggia della cravatta unita all’ammirazione per l’uomo considerato il più elegante del mondo, entusiasmarono il pubblico americano e la richiesta di cravatte a righe andò alle stelle.
Per non incorrere in difficoltà diplomatiche di sorta, i produttori americani le proposero stampate in modo opposto, cioè NON da sinistra a destra, ovvero dal cuore alla spada (impugnata vigorosamente e saldamente, non appesa al fianco), ma da destra a sinistra: è l’origine delle repp ties, un fenomeno destinato a dominare la moda maschile d’oltreoceano per molti decenni, come segno distintivo, tra gli altri, dei business men di Wall Street.
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