Storia del costume maschile

Rocambolesca ed illustrata così così

Da un’idea di Mariangela Amoruso e di Camilla Ruffini, quando il racconto storico incontra l’illustrazione dissacrante, nasce BEATRICE: una narrazione illustrata che racconta la storia del costume togliendola dalla teca, ma senza snaturarla, che vuole approfondire le storie che gli abiti portano con sé, il loro valore sociale, simbolico ed emotivo, senza cui sarebbero soltanto stoffa.

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Ricerca

Siamo giocose ma non superficiali. Gran parte del nostro lavoro consiste nella ricerca: dai testi più autorevoli, agli autori più accreditati, agli archivi storici e digitali, ai periodici d’epoca, agli articoli internazionali, alle collezioni tessili conservate nei musei, al tormento di esperti del settore … i nostri racconti hanno sempre le loro fonti di riferimento.

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Illustrazione

È il nostro modo di comunicare. Su carta, in digitale o dal vivo, vogliamo che l’esperienza che si vive con noi sia trascinante e vitale, non solo scientifica ma anche divertente.

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Realtà e social

Vivifichiamo il nostro progetto con eventi e conferenze, in cui coinvolgiamo il pubblico perché sia parte attiva della nostra narrazione. I social network sono una parte fondamentale del nostro lavoro perché ci permettono di entrare in contatto e conoscere professionisti e appassionati con cui costruire una rete di connessioni sempre più ampia.

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Artigianalità

Essere appassionati di storia del costume significa anche amare l’artigianato, quello che facciamo lo facciamo esclusivamente a mano e in prima persona: ricerca, illustrazione, progettualità, organizzazione …

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LIBRERIA DIGITALE

Presto sarà on-line la nostra libreria digitale dedicata a singoli approfondimenti della storia del costume maschile.

Nell’attesa, rendiamo disponibile in formato pdf scaricabile la nostra narrazione illustrata sulla storia del fazzoletto, realizzata in occasione della conferenza del I luglio 2025 “Il fazzoletto: l’accessorio di Re, Santi e marinai”, organizzata nel ciclo “Pomeriggi alla moda” dai Musei Nazionali di Genova – Palazzo Spinola, che ringraziamo.

Il fazzoletto

I romani ne usavano uno per ogni necessità, dai giochi nelle arene al rito sacro, il Re Sole ne sceglieva uno ogni mattina per completare il rituale della vestizione, Maria Antonietta tanto ha fatto da spingere Luigi XVI a stabilirne per legge la forma; in sua assenza, per impedire ai marinai della Royal Navy di pulirsi il naso nella manica della divisa, pare sia nata la tradizione di cucire i bottoni sulle maniche delle giacche maschili.

Bistrattato e amato, oggetto di indagine da parte di Montaigne ed Erasmo da Rotterdam, in epoca moderna trova definitiva sistemazione nel il taschino della giacca, diventando il dettaglio di stile capace di esprimere liberamente la propria personalità all’interno di un’estetica rigorosa e codificata.

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