Negli anni ’60 Londra è invasa da pavoni: esotismo e psichedelia avvolgono il proverbiale grigiore del suo fumo trasformandolo in un caleidoscopio di musica, colori e creatività: è l’era della Peacock Revolution. Londra si infiamma e diventa “The Swinging City” ondeggiante tra le diverse mode del momento e anche i marchi della grande tradizione come Aquascutum iniziano a proporre i loro capi iconici in nuove e audaci versioni.
Carnaby Street, Soho e Piccadilly sono i quartieri caldi in cui nascono sartorie rivoluzionarie dove si tocca con mano un nuovo stile fatto di elementi tradizionali e sartoriali potentemente rielaborati: al classico tweed si accostano i broccati, rasi, chiffon, pizzi e volant, mentre spopolano grandi righe, pois, fiori e motivi cachemire, elaborati in chiave romantica, etnica (africani e asiatici), optical, non mancando di attingere a elementi della storia della moda femminile in uno scambio continuo.
La stessa Savile Row, tempio della classicità, viene popolata da “nutters”, non tanto nel senso di matti quanto nel senso di avventori della boutique di Tommy Nutter, uno dei sarti protagonisti di questa rivoluzione, che apre “Nutters of savile row” nel 1969, anticipando le mode del decennio successivo: giacche sempre più lunghe, con revers molto ampi e vitino sottile e pantaloni stretti in vita e larghi sull’orlo: a zampa; ed è uno dei casi in cui non si può davvero dire di non conoscere il suo lavoro: pensate alla copertina di Abbey Road e vi sarà lampante.
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