Si può concentrare la forza di spirito, la caparbietà e la bellezza della terra scozzese in poco meno di 6 km quadrati?! Pare di si.
L’isola di Fair è una piccolissima isola che si trova poco sotto il circolo polare artico, sul confine tra l’Oceano Artico, quello Atlantico e il Mare del Nord, una delle più esasperate frontiere tra mare e terra su cui si alternano scintillanti laghi blu, vertiginose scogliere popolate da immense colonie di uccelli marini e ripide colline verdeggianti, punteggiate da pecore al pascolo, più numerose degli abitanti (70).
Le glorie dell’isola?! Il birdwatching e la lana.
Nel XIX secolo le donne dell’isola cominciarono a creare maglioni per riparare dal freddo i propri mariti, soprattutto marinai che viaggiavano tra Europa e America; per rendere la lana più resistente, fitta e calda, pare che il maglione, una volta ultimato, venisse esposto alla forza del vento e della pioggia che riuscivano ad infeltrire la lana in un modo unico.
La particolarità dei maglioni realizzati a Fair è il motivo geometrico (jacquard a lavorazione stranded) realizzato con fili alternati di diversi colori che creano: rombi, croci e stelle, simboli di protezione e buona fortuna.
La lavorazione diventò famosa nei ruggenti anni ‘20, quando Edoardo VIII, indossò un maglione sportivo con il tipico pattern, lanciandone la moda destinata a crescere nei decenni successivi su scala sempre più ampia; nel 1980 Fair Isle divenne un marchio commerciale i cui maglioni venivano lavorati ancora con telai a mano e oggi la produzione è affidata alle sapienti maglieriste locali, che non solo realizzano i maglioni ma difendono con forza la tradizione e la cultura che li ha prodotti, tanto che, quando Lagerfeld li fece riprodurre e sfilare per Chanel fu, alla fine, costretto a scusarsi pubblicamente con le produttrici isolane.
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